Intervista doppia ai docenti Pegaso

Intervista doppia ai docenti Pegaso Raffaele Bonanni e Severino Nappi - Il digitale e lo sviluppo occupazionale: due esperti a confronto.

Cresce il lavoro digitale. Segnali positivi per lo sviluppo occupazionale. Il trend oscilla tra il 20% ed il 27% di crescita annua a seconda del ruolo specifico richiesto. Si perdono posti di lavoro tradizionali. Nascono nuove professioni. E l'offerta formativa italiana non risulta essere al passo con le esigenze di mercato. È quanto emerge dal rapporto realizzato da Digital & New Media di Micheal Page. Abbiamo chiesto cosa ne pensano a due rappresentanti del mondo del lavoro, e docenti di Diritto del Lavoro presso l'Università Telematica Pegaso: Raffaele Bonanni, presidente di Italia Più, e Severino Nappi, ex assessore al Lavoro della Regione Campania.

Digitale e new media. Quale ruolo hanno nel contesto socio – economico attuale?

B: Il digitale è in crescita esponenziale nel mercato internazionale ma in Italia il dato che emerge non è positivo. In molte imprese italiane non viene utilizzato come un valore aggiunto. I servizi online crescono, appunto, ma non esiste una fruizione adeguata di essi. Bisogna correre l’autostrada della banda larga per far correre mezzi e cervelli verso lo sviluppo digitale.

N: L’economia si fonda sulla comunicazione. In questo momento il digitale è diventato l’asse portante dell’economia innovativa e culturale . Gestisce ed organizza l’intero sistema produttivo ed i servizi per il lavoro anche nella pubblica amministrazione.

Il lavoro digitale è in aumento ma a farne le spese sono i lavori tradizionali. È un dato positivo o negativo?

B: Bisogna procedere nello sviluppo digitale, incentivarlo. Non possiamo permetterci il lusso del luddismo, cioè la lotta all’evoluzione tecnologica. È anche vero che nell’immediato si perdono alcune posizioni, perché risultano obsolete rispetto alle nuove esigenze del mercato, ma in una prospettiva futura si guadagneranno 10 posti di lavoro per uno perso ora.

N: Si tratta del tipico fenomeno di trasformazione, di un cambio epocale. Al tempo della rivoluzione industriale con i macchinari oggi succede con i mezzi tecnologici. Bisogna gestire il processo di trasformazione anche perché il progresso non si arresta a tavolino.

Come vede il ruolo del “Data scientist”, nuova figura professionale per il mercato del lavoro?

B: La metà delle imprese italiane non utilizza il digitale. Questa figura potrebbe aiutare quelle realtà che non risultano essere al passo con i tempi. Un ruolo importante perché coadiuva la crescita culturale e digitale, inserisce con conoscenza l’azienda all’interno di un mercato internazionale , fornisce dati sui competitors e si inserisce a pieno titolo nel management aziendale.

N: Molte figure come questa rappresentano le nuove esigenze dell’ impresa. Bisogna gestire la propria organizzazione produttiva attraverso figure professionali che siano in grado di districarsi nei canali della conoscenza informatica.

Il sistema istruzione in Italia è in grado di formare i nuovi professionisti del mercato digitale?

B: L’istruzione formativa è il motore propulsivo della crescita digitale ma i mezzi didattici e i luoghi della formazione della scuola italiana non aiutano il risanamento di questo divario esistente. Bisognerebbe incentivare corsi in ambito scientifico e tecnologico.

N: Il tema della inadeguatezza del nostro mercato del lavoro è tutto nell’incapacità di governare domanda ed offerta, e prima ancora di organizzare l’offerta formativa scolastica ed universitaria in coordinamento con le imprese. Quando abbiamo lanciato il piano del lavoro della regione Campania e poi costruito anche a livello nazionale Garanzia Giovani abbiamo pensato di aiutare i nostri ragazzi proprio nella prospettiva di facilitarli nell’orientamento e nell’ingresso nel mondo del lavoro.

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